PQM II/99

 

In copertina: Donato Cocco

 

Di Lui Vincenzo Zecca, nell’elogio funebre, ebbe a dire che "il Foro si tenne ben fortunato di accogliere nel suo seno un giovane d’ingegno e di coltura non comune" che vi si era presentato "con la divisa di proscritto della Magistratura, per causa politica". Queste parole riassumono le qualità del nostro e il suo impegno professionale e civile.

Donato Cocco era nata in S.Eusanio del Sangro, Provincia di Abruzzo Citeriore, l’11 giugno 1798 da Filippo e da Chiara Rosato.

"Sedotto di buon’ora dagli incanti di quella letteratura che ingentilisce lo spirito e lo prepara ai forti studi, predilesse, per naturali tendenze, la poesia, che coltivò da’ primi sino agli ultimi suoi anni".

A Napoli conseguì la laurea in Giurisprudenza avendo per maestro, tra gli altri, Nicola Nicolini del quale divenne il discepolo prediletto e successivamente l’amico. Vincitore di un concorso a cattedra, a ventun’anni fu nominato Giudice a Pratola Peligna e dopo qualche anno fu trasferito al Giudicato Regio di Lama dei Peligni.

L’anno 1821 trova Donato Cocco, che aveva già aderito al movimento dei Carbonari, sotto la bandiera del Generale Guglielmo Pepe, primo segnale della libertà italiana, soffocato dalla disfatta di Antrodoco.

Destituito dalla carica di Giudice e processato, venne sottoposto a stretta sorveglianza da parte della polizia borbonica. Esercitò la professione di Avvocato con successo pari all’impegno sia in campo civile che in campo penale.

Sposò Clorinda dei Baroni Ricci di Casoli e nel 1848 prese parte attiva al movimento che portò alla elezione del primo Parlamento Napolitano, nel quale rappresentò la circoscrizione di Lanciano.

Dopo l’annullamento della Costituzione e la reazione seguita ai fatti del 15 maggio 1848, difese, nei processi che seguirono, innumerevoli patrioti della Provincia, tra i quali Pellicciotti, Moscone, Garzarelli, Nobili e Vella.

Nel 1860, all’annuncio dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, fu tra i patrioti che proclamarono la Prodittatura in Chieti. Fondatore della Società Operaia di Chieti, della quale compilò gli Statuti, fu tra i promotori della Cassa di Risparmio Marruccina.

Il 27 gennaio 1861 fu eletto, plebiscitariamente, Deputato del 7°Collegio al primo Parlamento italiano, le cui sedute in Torino, frequentò con assiduità. Invitato a far parte della commissione per la riforma dei codici, fu insignito della croce dell’Ordine Mauriziano.

Si spense in Chieti nel 1873 e la Municipalità della Città nel 1960, primo centenario dell’Unità, fece apporre sulla facciata del Palazzo di sua proprietà in via Mater Domini una lapide nella quale si ricorda che "rifuggendo pompe ed onori passò i suoi ultimi anni prodigandosi per il pubblico bene senza mai chiedere nulla per sè pago solo dell’adempimento della sua alta missione di uomo e di cittadino".

Poichè talvolta la virtù "risurge per li rami", ci piace ricordare che nello stesso Palazzo visse e si spense un suo pronipote, l’Avv. Ferdinando Palazzone - figlio del collega Antonio - giovane speranza del Foro Teatino che, con impegno non minore dell’avo, aveva esercitato, giovanissimo, le sue capacità professionali anche al servizio dell’intera categoria forense come componente del Consiglio dell’Ordine, nonché come Vice Pretore Onorario di Chieti.

Bruno Sulli